... dopo la campanella...
mercoledì, 29 aprile 2009
Blu e argento
lacerato dal tuono
cielo di sangue
- reale- ti riversi
come azzurro dolore.



Uh. E' la prima volta che vedo nel mio meteo istantaneo sulla side bar il disegno che indica la presenza di temporali. E' pauroso. Dà effettivamente l'idea di qualcosa che ti debba piovere in testa da un momento all'altro, folgorarti, cuocerti e gettarti sottoterra, come la giornata di oggi. Questa giornata mi ha fatto violenza.
1) La prima indiscutibile disgrazia è che ero a S.Marta a fare lezione in quelle merdose e inconcepibili aule in prefabbricate che hanno le seguenti caratteristiche:
- puzzano;
- fa troppo caldo;
- fa troppo freddo;
- disperdono;
- non si capisce una menga;
- sono brutte come il culo di Lady Fujioka;
- piene fino al soffitto (altissimo) di energia malsana che provoca costantemente la cortina di mal di testa sopraccigliare.
2) La seconda indiscutibile disgrazia è il meteo. Il tragitto casa - stazione - mensa delle ferrovie: asciutto. Tragitto mensa - S.Marta: dal cielo si riversavano secchi di acqua che i miei pantaloni e i miei stivali hanno assorbito con preoccupante fare spugnesco. Entrata in aula: smette di piovere. Durante la lezione: non piove. Esco dall'aula: ricomincia a piovere. Allora qualcuno mi vuole fare i dispetti.
3) La terza disgrazia è stata Fujioka: una combo di ascella, piedi e alito a 60° (come dice Simo: ci puoi lavare i bianchi) da uccidere un cavallo. Grazie a Dio ho il raffreddore ab eterno. Ma vedere Simo, che amo, contorcersi dalla sofferenza non è cosa a me gradita.
4) Oggi Fujioka non voleva saperne di farsi i cazzi suoi e tentava sempre di origliare i nostri intimi discorsi. E se non capiva qualcosa, chiedeva.

Simo: "Fuji, non offenderti, ma devi farti i cazzi tuoi".
Gio: "Fuji, ora puoi offenderti: puzzi da crepare".

Questo discorso non è mai stato detto, ma è stata preparato e provato innumerevoli volte. Si accettano scommesse se prima della laurea viene finalmente detto a chi di dovere: nel caso specifico, a Fujioka.
5) Ero affetta da una congenita voglia di fare nulla.
6) La sensei mi ha più volte coinvolto contro la mia volontà.
7) Ho preso il treno delle 19.36.

Note positive:
1) Meraviglioso dono da Gio: il trashissimo porta-assorbente Nuvenia azzurro con i cuoricini. Ora non c'è rischio di scambiare l'assorbente con il libretto di circolazione. Lo vogliono anche le mie sorelle. L'ho già nascosto. Sono gelosa del mio porta-assorbente.



2) Cioccolato fondente in pausa.
3) Ho ripreso a leggere Foer.
4) La giornata è finalmente finita, tardi, con l'immancabile lavello da pulire, ma è finita. Fi-nit-ta.

Domani sarà un bel giorno, credo. E' il grande giorno. Come due amanti che si rincorrono in tondo e non si trovano mai, come il falco e il lupo in Lady Hawk, come il panino e la cartaigienica, domani incontrerò Tony. Tony, dico a te: salterò parte del lettorato per presentarmi al tuo divino cospetto: non sognarti di beccarti l'influenza suina perché stavolta ti vengo a prendere a casa.

Speriamo piova mentre sono sotto le coperte. Addormentarsi con il rumore dell'acqua che scroscia è una fra le più grande benedizioni che mi siano state date. E per questo, io Ti ringrazio.
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lunedì, 13 aprile 2009
La Simia:
- si chiede cosa ci fa qui, invece che allungarsi sul divano beandosi di un Posto al Sole;
- si chiede perché non attacca il Media Player invece che utilizzare il lettore mp3;
- si chiede perché si ostina a schifarsi e a ridere con Mr. Children invece che ascoltare cose più confacenti a;
- si chiede perché gli occhiali viaggino ancora sulla scrivania invece che essere riposti nella confezione che è sicuramente più confacente che un libro di matematica;
Oggi non finisco neanche le frasi, ed é perché che sono stufa di non far nulla. Ma questo far nulla sotto sotto mi è pure confacente. Ergo anche lamentarmi.
Evidentemente non sono in grado di.



partecipazione straordinaria di RaZZinger,
segregato nell'ultima finestrella in alto.


La giornatina è trascorsa assai ventosa, assai felice, assai assolata. Assai caorlotta. Ad un certo punto, la giornata e il suo effluvio pre-estivo si sono... come dire?, convogliati e materializzati in cinque coppe sopra un tavolino che hanno costituito il secondo pranzo pasquale nel giro di due giorni. Mica male per essere in dieta.
In questa fortunata sede baciata dalla gloria di un sole degno di agosto e una tempesta di sabbia stile Sahara, ho scoperto una tendenza. La tendenza del sistema 'digitale + facebook'. Mi spiego meglio: una volta si scattavano foto per avere dei ricordi visivi vividi. Ora si scattano le foto per metterle su facebook e taggarle variopintamente. E la cosa divertente è che ho messo la digitale in borsa esattamente per questo motivo, anche se poi non l'ho usata, ma questa è una lunga storia. Una storia lunga. Che non mi va di raccontare.
Invece è bene conversare, conversare tanto e far nascere la filosofia dalle nostre stesse parole, create senza la minima intenzione che rimanessero ai posteri. Perché chi tende all'universale rimane nell'universale del proprio particolare che è beceramente particolare. Chi rimane nel particolarissimo sfocia senz'istanza nel particolare altrui fino a toccare l'universo universale. Anche se questo particolare si chiama ISIATA.
Le parole dette sanza costrutto sono come il vento. Non si vedono loro stesse, ma gli effetti che esse stesse producono. E questi stessi effetti sono tanti e variopintamente diversi. Normalmente si traducono in apprezzamenti in facebook, sempre lui, il gestore del bordello delle leggiadre Idee. Sempre meglio che un calcio nelle palle.
(mantengo il dialetto per esprimere la sensazione di particolarità particolarissima. Spero che ciò non vi sia grave)

Merit: sen a Isiata.
Simia: cossa i fa a Isiata?
Merit: a Sagra.
Simia: de cossa?
Merit: de Isiata.
Simia: benon.
domenica, 29 marzo 2009
Musile che si fa la doccia senza shampoo né bagnoschiuma m'induce, dal vetro della finestra, a profonde ed ineffabili riflessioni che riconducono inevitabilmente ad un'analisi dell'interiore il quale è da un po' che non si fa la doccia.
Devo essere più tollerante e più pacifica. Meno razzista con i dementi.
Devo rompermi meno le palle a causa di chi fa le cose senza usufruire nemmeno di un briciolo di cerebro. E che mi sballa piani. PDL, Porco Demonio Ludro, crisi mondiale, gente idiota.

Musile sotto la doccia senza shampoo né bagnoschiuma m'induce a credere che domani sarà meno sporco questo mondo coperto di cacca stratificata. La merda degli avi, la merda nostra e di chi verrà e di chi apre o chiude ora gli occhi su questo disgraziata terra.
M'impegno a non aggiungere strati ulteriori di merda. Li serbo per me, da qualche parte. In un posto sicuro, che nessuno può vedere.

Dalla merda che preservo credo, spero, nasceranno fiori.

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Musile probabilmente sta affogando sotto cascate di pioggia ed essa sta permeando il terreno con la sua umida e acquatica essenza TALE CHE un esemplare degli stomaci della terra (orribili anellidi bislunghi e viscidi) ha deciso di infiltrarsi da chissà dove e di soggiornare sul pavimento della lavanderia. Questo poco gradito rappresentante della schifosa e da me tanto odiata categoria è stato avvistato da me appena uscita dal bagno TALE CHE ora me li sento fin addosso da tanto mi creano del disappunto. Ho chiamato la Madre Rozy con voce tremante e bestemmiante TALE CHE lo facesse sparire. Ora starà scivolando per le tubature del cesso. Mi dispiace aver ucciso una vita,in un modo così beffardo, ovvero riportandolo nell'acqua da cui tentava di fuggire. Amico mio, anellide: ma vaffanculo te e i tuoi anelli.
mercoledì, 25 marzo 2009
Il mio cellulare mi ha definitivamente abbandonato. Non mi sono ancora ripresa dalla sua dipartita: dopo tre anni di servizo senza una piega o grinza, *buooooooom* è scoppiato lo schermo. Ultimo gesto di grazia da parte sua è stato non farsi scoppiare la memoria, sicchè io abbia potuto estrarre il suo preziosissimo contenuto tra cui cito le due foto del concerto dei malefici vecchietti di giovedì che sono diventate il mio vanto e il mio totem.

19032009(001)Si aggiunge a tutto ciò un'ulteriore disgrazia. Tralasciando il fatto che sono più decrepita di un anno, che mia sorella mi considera decrepita sul serio, che mia sorella pensa che sia un alieno proveniente dal pianeta DECREPITONE, che il mio demonio preferito ci carica come vacche da guerra (*start imaging the war cows*), analizziamo il fatto che stamattina dovevo partire alle 8 e venti minuti precisi da casa e che non ho potuto partire a suddetto orario perché sono sparite le chiavi. Ergo dovremmo (la Simi e io) sputare un polmone dal culo per arrivare a Rialto e tornare indietro in Dipartimento che sta dall'altra parte di Venezia (benedetto sia chi la inventò) per raggiungere Merdor e far parlare la Simi con lei, perché s'è messa in testa che fare la tesi con lei, Merdor, è bene.
La giornata non è iniziata bene. E analizzando il programma che comprende 6 ore di lezione filate, non finirà altrettanto bene.
Surviving mood: on.
venerdì, 20 febbraio 2009
E' un momento apparentemente piatto, come sembra esserlo da più di un mese. Non succede niente.
Aborro uscire di casa, m'infastidisce il freddo, m'infastidiscono i rompicoglioni, m'infastidiscono un sacco di cose, m'infastidiscono i fastidi. Febbraio mi crea un enorme disappunto. E io che faccio? Mi rintano nella mia casetta, divento un roditore, un paguro, un orsetto letargico e scassaminchia. Fuggendo tutte le cause di fastidio, ho avuto come risultato una diminuzione dell'irritazione spirituale che in taluni periodi dell'anno ho verso il mondo e l'indice di irritazione fisica che si traduce in due macchie di pruriginosa, squamosa e sanguinolenta dermatite sulla mano. Infatti posseggo dita perfettamente liscie e non dolgono.

E' un momento apparentemente piatto, come sembra esserlo da più di un mese. Non succede niente.
In realtà non lo è. Non so se è il fiore di loto della perla ipofisaria o il cardo di qualche altra perla sperduta, ma qualcosa è sbocciato. O meglio, dopo essermi degnata di dare un po' di acqua al mio corpo sottile, tante belle cose ne sono risultate. Tante belle cose che per ora si nascondono dietro alla patina di orsetto letargico e scassaminchia. Che poi tanto scassaminchia non sono: ho sciolto un po' di nodi e adesso non smadonno neanche più. Sono diventata una brava ragazza posata dal linguaggio se non proprio pulito, quantomeno non blasfemo.
Però non mi va di uscire, aborro l'esterno, non voglio mettere il naso fuori casa.
Poi esco e mi diverto come un maiale, come stasera, anche se l'impatto iniziale con l'adamantina e cruda aria di Febbraio che mi taglia argentina la pelle del viso rimane comunque molto duro.
Poi esco e sono felice perché devo prendere il treno per andare a Venezia e o dal mio tesoro grande.
Dio, Venezia, quant'è bella.



Ieri, nell'aula 2c, mentre mi arabattavo a spiegare in giapponese a Gio come avrei voluto costruire il mio robot tuttofare, mi è caduto l'occhio sulla finestra del magazzino che dà a sud-ovest credo, nel punto in cui la giudecca, il suo canalone e la laguna s'incrociano con il tramonto. Mi veniva da piangere. Il cielo era a strisce blu, viola, rosso, arancione, giallo e l'acqua rosa. Ogni tanto qualche uccellone nero compariva per poi venir riassorbito nella luce. Io non ho parole per tanta beltade. Ci sarebbe voluta una foto, ma avevo lasciato la digitale in altre sedi nel cambio borsa che m'è stato fatale.


C'è solo una cosa che mi manca e mi manca da matti. La poesia. Voglio tornare a scrivere come una volta. Non vedo perché io debba raggiungere il picco di creatività unicamente nei tempi peggiori o più agitati. E' un momento bellissimo questo, sono felice come una campana a Pasqua e non potrei desiderare di meglio. Rivoglio indietro la mia penna e, una volta tanto, lasciare un'impronta di questo istante,  questa mia piccola personale era fatta di diamanti e magia.
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mercoledì, 11 febbraio 2009
La gola non funziona, la gola non funziona, la gola non funziona. La gola è la sede della creatività astratta. La gola non funziona. Non scrivo più, non fotografo più, eppure dagli esami del sangue la tiroide funziona. Dovrei controllare sulla mia nuova Bibbia il perché questo restringimento creativo. Ultimamente trovo molto divertente sperimentare metodi di guarigione orientale e ieri, trapanandomi i meridiani della faccia, mi è salito un ingente mal di cranio che se ne è andato solo stanotte nel sonno.
Scivolato via insieme ad una notte senza sogni.

Non vedevo l'ora di finire gli esami per dedicarmi alle mie stupidaggini e invece. Questa gola atrofica che mi ritrovo mi ha fregato alla grande.
Che sodomizzata pazzesca.

domenica, 18 gennaio 2009
Diciamo che se uno va a letto all'una perché ha studiato, si sveglia alle 10 e mezza e si sente in colpa  per aver troppo dormito, vuol dire che è suonato e, per favore, ricoveratelo, perché qualcosa di oscuro e malvagio gli rotea nel cervello. Questo essere non sopravviverà all'avvento della primavera.
Questo sarà' il mio penultimo esame di lingua moderna, poi, okagesamade, non ne vedrò mai più. MAI PIU'. Per la tristissima constatazione, dopo tre anni, che non è ciò che cercavo.
Non cerco il moderno, cerco l'antico e fanculoalmondo se con il classico non si mangia, mi sto ingollando i miei tre anni con coraggio e dedizione e guai chi sonoramente rompe i maroni. Mi sono costruita le mie abilità sulla base di fallaci e ingannevoli presupposti del Giappone Moderno, sulla base dell'inglese katakanizzato - la cosa culturalmente più disgustosa che abbia mai incontrato -. Così chiudo e me ne vado. Continuando a sognare il nevoso Hokkaido come meta e realizzazione dei miei sogni più arditi, ritorno alle mie antiche pozze di acqua termale in cui appoggiare il mio culo spirituale, senza contare poi che ultimamente a stare in acqua ci sto prendendo un gusto non indifferente. E' da almeno un anno che Merit mi tontonava perché andassi a nuoto. Alla fine la costanza dell'uomo, che per la SanDona'Nuoto è mio fratello, fu premiata. Ha avuto l'onore di vedermi in costume cuffietta e occhialini. Minchia che orrore. Ma tanto lì dentro facevano schifo tutti, uno schifo in più vuoi che si noti? O nuoti? E così ho rispolverato il mio passato da pescetto e ora, se almeno due volte alla settimana non vado a sguazzare come una paperella, piantare la mano nel fiore alla donna che nuota prima di me e non ammiro i fenomeni che pur di rimorchiare svuotano metà piscina a bracciata per sfoggiare un discutibile vigore muscolare e tanta conclamata deficienza, non sto bene. Però, il costumino nuovo, che mi è costato una salassata, è veramente bello. Ha le braghette e questo è un indiscutibile vantaggio. Mi nasconde il flaccidume che lo studio mi ha provocato. Flaccidume che si sta riassorbendo, esattamente come il mal di schiena. Basta, finito. Ho già finito con il mal di schiena. Non mi sembra possibile. Non diventerò il gobbo di Notre-Dame.
In acqua le energie negative scivolano da sotto i piedi che è un piacere. Non si suda. Non si spuzza. Non ci si fotte le ginocchio.

Meglio di così non si può.

Continuo però a pensare che il pensiero che fra un po' chiudero quasi definitivamente con il Giapponese Moderno non mi stia facendo per niente bene. Se non va come dico io, la vedrò come un'onta per il resto dei miei giorni.

Rinchiudetemi.
Sparatemi.
Torno a studiare, va'.


Mi sono appena scritta alla reta Ca'Foscari di Facebook. Già penso a quando accanto a questa comparirà quella dell'Università di Padova.
Fede, calma. Va' piano.

Oddio che felicità.

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venerdì, 09 gennaio 2009


*Ho un sacco di cose da scrivere, più tardi posto. E' che se non vado a studiare mi opprimo dai sensi di colpa di non fare il mio dovere. Poveri noi.
Sperando nel frattempo di non dimenticare nulla.*
lunedì, 05 gennaio 2009
Diciamo che mi trovo a Rovereto e sono a casa del BatConsorte sola soletta, perché quest'ultimo continua a credere che lavorare sia necessario. Mah.

La sveglia è suonata alle 7, un orario che avevo dimenticato da tempo. Le 7. Assonnata da morire, mi sono trascinata giù per le scale affiancata sempre dal consorte a cui il cuscino aveva conferito un affascinante ciuffo emo e una voce così profonda e sexy da far tremare i vetri.
Sbattendo addosso i muri, urtandoci e barcollando, io sono riuscita a raggiungere la cucina e le pentole, il consorte ha trovato la giusta imboccatura per cucinarsi come un porcellino sotto l'acqua bollente della doccia.

Causa consegna della macchina aziendale nuova, ho accompagnato il consorte (che intanto si flagellava perché voleva farsi vacanze fino a gennaio prossimo) a lavoro. Abbiamo attraversato un'Emilia inquietante, fredda, nevosa, bianca, ghiacciata e sdrucciolevole. Al ritorno, l'avrei avuto in mano io, il mezzo.
"Amore, non c'è il portafoglio in borsa.".
"Ce l'ho in tasca io, te lo restituisco dopo. *lampo* Amoreeee! Uaaaa! Nevica! Sai che drifting che mi sparo con la Fiesta tornando a casa??"
"Se arrivi a casa vivo ti faccio drifting io sui maroni, poi!"
Seh, buonanotte. Ci siamo dimenticati e dopo aver tirato la prima sgommata sul ghiaccio e la prima inchiodata sempre sul ghiaccio, mi sono ricordata che il portafoglio non mi è mai più stato riconsegnato. Quindi ero senza PATENTE.

Per circa 35 minuti mi sono, come dire?, evacuata in mano dalla paura di venir fermata dai Carabinieri, di farmi prendere da un attacco di panico, di investire poliziotti, carabinieri, cane snuffa-droga, finire addosso alla camionetta, fare retro, ammazzarne per sbaglio altri quattro o cinque
cagnetti snuffa-droga compresi e poi fuggire via,  tutto per la paura di essere fermata e che mi pizzicassero senza patente. E non avrei nemmeno potuto chiamarlo, il consorte. Entrambi i cellulari riposavano beati sulla scrivania. Dopo mezz'ora abbondante al cardiopalmo, con la signorina del TomTom che continuava a strillarmi che dovevo filare sempre dritto ( cosa facilmente deducibile visto che altrimenti finivo o in mezzo ai campi oppure nel fosso, ghiacciato pure quello), quando ho visto il benefico cartello che contraddistingueva l'inizio della roveretana magione, mi sono sentita un po' più tranquilla. Le uniche  due cose di cui non mi sono minimamente resa conto è che il sedile, essendo tarato per il BatConsorte, era troppo basso, conferendo a tutto il sistema uomo-macchina la parvenza che suddetta macchina fosse semovente. Inoltre, viaggiavo a 70/80 chilometri orari in scioltezza.
Minchia, che competente.

Entrata nel nostro temporaneo nido, dopo essere stata interessata da un mancamento alla vista della pila di roba da lavare nel lavello della cucina, mi sono piazzata in doccia a cucinarmi pure io. Il vantaggio è che non ho insozzato ulteriori pentole e ho assunto la delicata profumazione di rosa.
E poi, come ogni cazzutissimo giorno, sono finita a studiare o meglio, OOKINAKOEDASHITE a leggermi le letture del piccolo e terribile demonio tascabile. Diciamo che mi sentivo un po' deficiente, soprattutto arrivata alla fatidica parola tetteiteki, su cui all'esame sicuramente mi imbambolerò. Per camuffare il tutto, una volta letta la parola in maniera non corretta e non secondo la pronucia standard di Tokyo, pensavo di sputare in un occhio alla lettrice, scusandomi in ginocchio perché in fondo non l'avevo fatto apposta. Lo sputo mi è sfuggito dalla bocca spontaneamente: la parola mi ha aumentato considerevolmente la salivazione ('sticazzi). E' fatta.
Minchia, che geniale.

Quest'anno è partito che è una favola. Ha avuto come protagonista il sistema Bob + Simia + Piumone + Divano + Cazzate-a-nastro + tantDaRidar + Carlo Conti on Tv + Grassi saturi a ufo in varie fogge = il Capodanno più bello, sonnacchioso, tenero e cazzaro di una vita. E detto da me che ODIO il Capodanno, è veramente un evento.


E domani, a (S)correggio di Reggio, Tutti alla MotoBefana!
Socio, dico a te. Se fanno provare le motorazze mi fai fare un giro o su un RoadKing, su un NightTrain o su una Springer, vero?
Amore, è fatta.


lunedì, 15 dicembre 2008
E' passata la mezzanotte. E' già il 15 dicembre. Senti, senti come piove di gran carriera, senti come scorre l'acqua. Dalle falde delle nuvole viene giù: più sporca e acida di questo mondo, più sozza dell'impermanenza che ci carica di lutti o sofferenza.
Cosa occorre che cali e batti sulle tegole? Cosa serve che scendi se tanto non pulisci e riempi venezia di acqua e merda? A niente. Mi fai solo perdere lezione, punto.
Tanto il mondo continua a girare alla rovescia e tu a scendere. Inutilmente.
Più che acqua sei... sudore, ecco.
Inutile.



Cielo dopo la pioggia in quel di S. Maria di Piave.

Ho ripreso la Moleskine.
Ho ripreso a studiare.
Ho ripreso a fotografare.
E c'è nell'aria un'altra cosa, molto bella, che non dico finché non ricevo la chiamata. Per non portarmi sfiga da sola.
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